CENNI STORICI
Data la recente costituzione del Consorzio di Bonifica "Euganeo", occorre necessariamente rifarsi alle notizie ed alle vicende dei singoli Consorzi che, a seguito della L.R. 3/76 hanno concorso, in tutto ("Euganeo-Berico" e "Vampadore") o in parte ("Liona-Frassenella", "Ottoville" e "Ronego"), a formare il nuovo Ente.
E' utile fornire notizie, sia pure sommarie ma complete, anche sui tre sopra nominati ex Consorzi il cui territorio è venuto solo parzialmente ad appartenere al Consorzio "Euganeo" e la cui rimanente parte ha concorso a formare il limitrofo nuovo Consorzio di bonifica "Riviera Berica", a motivo delle affinità e delle interconnessioni idrauliche che caratterizzano i rispettivi comprensori.
IL PASSATO
I fiumi sboccanti nella laguna veneta minacciavano di convertirla in palude. "Non restava dunque ai Veneziani altra via di scampo all'infuori di quella da essi seguita e cioè di bandire i fiumi dalla laguna".
D'altra parte, male regolati, male inalveati ed arginati i fiumi stessi recavano gravi danni al territorio della Repubblica. Senza alcuna disciplina idraulica, mancanti o deficienti di scolo, vastissime estensioni del. territorio medesimo erano impaludate, altre frequentemente e gravemente danneggiate, sia dalla mancanza d'acqua, sia invece da allagamenti causati dai fiumi o dalla mancanza di deflusso, ed altre costituivano addirittura dei laghi. Se si esamina una carta topografica della Regione Veneta nel XV secolo ci si può fare subito un concetto delle gravi condizioni idrauliche ed agricole di tale Regione in quel tempo, in cui numerosi e grandi fiumi la percorrevano indisciplinatamente in tutti i sensi.
Preoccupato da questo stato di cose, dei disordini cioè dei fiumi, dei lidi e della laguna, il Governo della Repubblica istituiva nel 1505 il Collegio alle Acque, e nel 1545, considerato che nel territorio dello Stato si trovavano molti ‘luoghi incolti, sia per mancanza o deficitarietà di scolo, sia per mancanza d'acqua, luoghi che, quando fossero stati irrigati, o quando le loro acque avessero avuto un regolare deflusso, "verrebbero ridotti a buona coltura, in modo da produrre una grande quantità di biade, bona summa di frumenti in modo che si venivano a far insieme dei boni effetti, l'uno tenir li popoli ubertosi di biave, l'altro obriar all'inconvenienti che hora segue dalla carestia di quella per la qual conviene ogn'anno uscir fuori del Stato nostro gran quantità d'oro che si spende in comprar frumenti forestieri", istituiva il Magistrato dei Beni Inculti.
La Repubblica Veneta applicava ancora una volta il principio di affidare funzioni speciali ed importanti a speciali organi.
E così la complessa ed importante materia delle bonificazioni incominciava ad esser regolata da disposizioni sagge, pratiche, precise.
Hanno origine così i Consorzi o "Retratti", utilissimi organismi che in modo tanto efficace contribuirono alla redenzione agricola, economica ed igienica del Veneto.
Tali enti vengono istituiti in forma semplice e pratica; poche norme li governano; con la loro istituzione si mira direttamente allo scopo avendo per principio che la spesa occorrente all'esecuzione dell'opera debba essere inferiore all'utile ritraibile; si dispone che, possibilmente, prima di emettere un parere, i periti debbano effettuare sopralluogo; si esige in tutto rapidità di esecuzione; si stabiliscono norme precise e incontrastabili sul diritto di scolo, sulla irrigazione e sulle derivazioni, sulla esecuzione dei lavori, sulla determinazione dei compensi per espropriazioni e per danni e sul pagamento degli stessi; si fissa la procedura per la sollecita definizione delle vertenze.
CONSORZIO DI BONIFICA EUGANEO BERICO
I "Consorzi di Bonifica Riuniti in Este" ebbero origine nella seconda metà del secolo XVI per istituzione della Repubblica Veneta, in quel territorio che, compreso fra l'Adige a sud, i Colli Euganei e i monti Berici, è attraversato dai fiumi Frassine - S. Caterina, Fratta - Gorzone e dal canale Bisatto.
Fino da quando il Senato veneto con decreto del 10 ottobre 1556 dava precisa regola al "Magistrato dei Beni Inculti" allo scopo di ridurre a coltura i vari luoghi incolti del Padovano, del Vicentino e del Veronese, del distretto di Asolo, del Polesine e dell'Istria, ed il Magistrato stesso nel successivo anno decretava la esecuzione dei lavori di scolo delle Valli del Gorzon e di quelle di Monselice, Baone ed Arquà e, nel 1558, delle Valli da Lozzo al Frassine e di quelle della Brancaglia, già fino da allora alcuni e poco dopo altri, i Consorzi Gorzon Medio, Gorzon Inferiore, Gorzon Superiore, Lozzo, Brancaglia, Cavariega, Valcinta e Valgrande ebbero la loro origine e la loro sede in Este, in un unico ufficio, con un unico corpo di impiegati e con amministrazioni, però, separate.
Dal "Magistrato Sopra li Beni Inculti" veniva deliberata la esecuzione di importanti opere di scolo e arginamento, cui era connessa la costruzione di manufatti di considerevole mole, fra i quali alcuni ponti-canali.
Fra questi manufatti è degno di speciale menzione la Botte Tre Canne, sottopassante il S. Caterina e avente il compito di scaricare le acque del Lago di Vighizzolo e delle valli e paludi circostanti nel Lago della Grignola o di Anguillara, al quale dovevano essere convogliate mediante il Canale della Pezza, in unione a quelle dei Retratti Brancaglia e Lozzo. Dal Lago della Grignola si dipartiva il Taglio del Gorzone, escavato nel 1558, mediante il quale tutte le acque del territorio, costituente oggi questi Consorzi, venivano convogliate al mare.
Il riferimento della antica idrografia sopra ricordata ai comprensori attuali di questi Consorzi, ci dice che al Lago di Vighizzolo appartenevano i terreni più depressi dei Consorzi Cavariega, Gorzon Superiore - Frattesina e la parte meridionale del Consorzio Brancaglia Inferiore; al Lago dei Cuori e alla maggior parte di quello della Grignola le maggiori depressioni del Comprensorio del Consorzio Gorzon Inferiore; alla rimanente parte di quello della Grignola e al Lago di Vescovana i terreni più bassi del Consorzio Gorzon Medio.
Che molte altre notevoli depressioni, di considerevole estensione, dovessero esistere, in quell'epoca remota, in tutto il territorio di questi Consorzi e che dovessero costituire altrettante valli e paludi, lo dimostrano le corografie quotate a curve di livello eseguite dall'ufficio Tecnico di questi Consorzi Riuniti. Esse riproducono, con evidenza, le caratteristiche altimetriche generali del territorio di cui si tratta nel secolo XVI, pur dovendosi ammettere che le alluvioni, avvenute successivamente a quell'epoca, ne abbiano modificato i rapporti di ampiezza e di quota relativa.
Le vicende idrologiche che travagliarono questo territorio attraverso i secoli, specie per opera del Fiume Frassine - S. Caterina, le cui rotte e alluvioni si ripeterono con impressionante frequenza, preoccuparono, fin dal secolo XVI i Governi, ed eminenti idraulici furono chiamati, specie nel secolo XIX, allo studio di una radicale soluzione del problema, che portasse al risanamento idraulico di queste vaste plaghe tanto tormentate.
Poiché le cause erano da attribuirsi al progressivo peggioramento del sistema idrografico "Agno-Guà-Frassine- Gorzone", nelle varie proposte, presentate sull'importante e difficile problema, prevalse il concetto della diversione del Guà Frassine per rendere da esso indipendente il Gorzone. il Paleocapa, invece, propose la sistemazione di quel fiume, dandogli una nuova inalveazione tra il Frassine e la Botte Tre Canne, e fra il complesso delle opere proposte, prospettava anche la regolazione dello scolo dei Consorzi Gorzonisti.
Secondo il grande idraulico, per prosciugare anche i terreni più depressi dei Consorzi Gorzon Medio e Gorzon Inferiore sarebbe stato sufficiente portare lo scarico dei rispettivi collettori principali di scolo, Sabbadina e Navegale, dal Taglio di Anguillara in Conca di Brondolo, con un unico grande collettore, dopo di averli uniti in sinistra Gorzone, presso Borgoforte, facendo sottopassare il Gorzone dal Sabbadina mediante la Botte Pisani, già costruita 1789 in base a progetto del Milanovich.
Così sarebbero stati portati più a valle, ad Anguillara, gli scarichi in Gorzone dei Comprensori Frattesina e Gorzon Superiore, Successivamente, lo scarico dei due primi, su proposta di altri e col parere favorevole del Paleocapa, doveva avvenire invece nel Gorzone presso Cavarzere. Il portare lo scarico dei due scoli uniti, Sabbadina e Navegale, a Cavarzere o in Conca di Brondolo, dipendeva, come dice il Paleocapa, "dal divenire o no il Brenta nella Laguna di Chioggia e anche dalle probabili difficoltà di attraversare le Valli del Foresto".
Anche il Sanfermo propose un suo piano di sistemazione per il prosciugamento dei terreni depressi del territorio che ci interessa, indipendentemente dai provvedimenti idraulici che si fossero intrapresi riguardanti il Guà-Frassine.
Anche secondo questo piano, "un grande collettore, indipendente da Gorzone, doveva portare al mare le acque provenienti dai vari comprensori in sinistra e destra di Gorzone, salvo che per il Frattesina e la porzione di Gorzone Superiore in destra di Gorzone, ché per questi lo scarico doveva portarsi ad Anguillara".
Sorge il dubbio se tali proposte, per il risanamento dei comprensori lungo il Gorzone e appartenenti al nostro territorio, potessero realmente conseguire lo scopo del prosciugamento dei terreni più depressi dei Consorzi Gorzon Medio e Gorzon Inferiore, come si affermava, considerata la loro distanza dal mare o dalla laguna, pur ammettendo che si volesse assegnare al grande collettore una debole pendenza e che i terreni più depressi avessero, in quel tempo, una quota più elevata rispetto all'attuale, per il costipamento nel frattempo avvenuto; costipamento, che non può essere stato però di entità notevole.
L'affermazione può trovare una giustificazione nella estensione ben diversa che, a paragone di quella data nei successivi tempi e specie nelle epoche attuali, si dava allora al concetto di bonifica nei suoi vari aspetti, agricoli, igienici e sociali.
Ma questi progetti sia che riguardassero il sistema idrografico Guà - Frassine - S.Caterina - Gorzone o la regolazione dello scolo dei comprensori di bonifica, non ebbero attuazione, sia per i lunghi dibattiti a cui dettero luogo, sia per le vicende politiche e per i contrastanti interessi e pareri, cui non era estranea la comparsa dei primi macchinari per lo smaltimento artificiale delle acque; anzi, il successivo peggiorato regime dei recipienti, l'innalzamento del loro fondo, l'elevarsi delle piene ed il costipamento dei terreni, orientarono sempre più decisamente i tecnici idraulici verso il prosciugamento meccanico.
Questo sistema rispose in seguito ad una sempre maggiore necessità, quando, oltre alle cause accennate, per l'estendersi della bonifica e delle sistemazioni dei terreni in rapporto alle sempre maggiori esigenze di carattere agricolo e per l'applicazione che via via veniva facendosi degli apparati idrovori, andò progressivamente aumentando l'apporto di nuove acque nel recipiente comune, il Fratta Gorzone.
Le prime applicazioni meccaniche, con motrici a vapore azionanti ruote a schiaffo e turbine, avvennero nel territorio di questi Consorzi intorno al 1860, per lodevole iniziativa privata, e precisamente nella parte più depressa dell'attuale Consorzio Gorzon Superiore - Frattesina.
Ma il più importante impianto idrovoro a carattere consorziale fu quello costruito nel 1880 al Taglio di Anguillara (oggi soppresso) per la bonifica del Consorzio Gorzon Inferiore, della potenza di CV. 120, costituito da una motrice a vapore che azionava una turbina.
Seguì fra il 1893 e 1897 quello del Consorzio Gorzon Medio, pure al Taglio di Anguillara, della potenza complessiva di CV. 600, con tre motrici a vapore azionanti una turbina; la costruzione di questo impianto fece parte di un complesso di opere, fra cui la sistemazione di scoli.
Intanto negli altri Consorzi: Lozzo, Cavariega, Brancaglia Inferiore, Gorzon Superiore - Frattesina, il sistema di bonifica per scolo naturale, per le cause precedentemente dette, diveniva sempre più precario.
Oltre ai piccoli impianti privati già esistenti in qualcuno dei Consorzi ora nominati, altri ne sorsero nell'interno dei comprensori per il prosciugamento dei terreni maggiormente sofferenti; ma, come era da prevedersi, i vantaggi conseguiti finivano molte volte col provocare danni ad altri terreni, per ritardato scarico delle acque di questi nel recipiente comune, collettore principale o secondario del Consorzio; naturalmente, queste iniziative ed altri provvedimenti contingenti davano luogo a proteste ed a ricorsi dei danneggiati.
Nel 1912 fu eseguita la bonifica meccanica del Consorzio S. Felice, che, separatosi dal Consorzio Frattesina, ne aveva costituito il bacino più depresso; il suo impianto idrovoro si componeva di due gruppi termici con pompa centrifuga, ciascuno della potenza di CV. 72.
Nel 1919 fu iniziata, da parte dello Stato, la nuova inalveazione dello scolo Lozzo nel tratto a valle di Prà di Este, portandone il percorso in sinistra del S. Caterina, rendendolo così indipendente dalle antiche botti di Prà e di Vighizzolo sotto il S. Caterina stesso, costruite dalla Repubblica Veneta.
Ma anche gli impianti dei Consorzi Gorzon Inferiore e Gorzon Medio non tardarono molto a manifestarsi insufficienti, specie il primo; vi si provvide allora con l'installazione di altre macchine, in aggiunta a quelle esistenti.
Nel 1905, nel Gorzon Inferiore, si installò una semifissa di CV. 150 con turbine e nel 1919 si aggiunse un gruppo elettrico, con pompa centrifuga, della potenza di CV. 220.
Fino al 1930 la potenza complessiva del macchinario di questo Consorzio rimase quella di CV. 490 per smaltire le acque di un comprensorio di ettari 9.600.
Nel Gorzon Medio veniva costruito, nel 1919, un impianto ausiliario con motore elettrico e pompa centrifuga della potenza di CV. 220, portando così la potenza complessiva a CV. 820.
Non è però che la situazione generale idraulica fosse soddisfacente: tutt'altro; anche dove, non molti anni prima, si erano eseguite opere che erano state ritenute sufficienti, sì riscontrarono deficienze, per cui da parte di privati si dovette ricorrere, singolarmente o riuniti in Consorzi privati, all'installazione ed all'esercizio di piccoli impianti idrovori nelle annate più piovose.
Concorreva all'aggravarsi della situazione il crescente appesantimento del regime del Guà - Frassine e del S. Caterina, di cui si facevano sempre più elevati, minacciosi e prolungati gli stati di piena, anche per il sempre maggiore apporto di acque da parte dei comprensori di bonifica.
Conseguenza di ciò era l'insufficienza crescente dei macchinari, rigurgiti sempre più elevati e più estesi lungo i collettori dei comprensori a scolo naturale; si aggiungevano inoltre l'inadeguatezza e la cattiva regolazione della rete di scolo.
La necessità di radicali provvedimenti, al fine di valorizzare tante zone soggette di frequente ad allagamenti o ad insufficiente prosciugamento, veniva a prospettarsi con crescente preoccupazione ai Consorzi Riuniti di Este, i quali, costituito nel 1919 un proprio Ufficio Tecnico, passarono rapidamente alla preparazione degli elaborati tecnici necessari.
Cominciò così un periodo di particolare attività nella esecuzione delle opere, il cui sviluppo andò intensificandosi nel successivo ventennio.
Nel 1921 fu iniziata la bonifica meccanica delle "Valli Sagrede", che formano un sotto bacino del Consorzio Lozzo: le acque sollevate trovano recapito nello scolo Lozzo, che è il grande collettore dei terreni bassi della bonifica Berico Euganea e che versa naturalmente in Gorzone.
Date le difficoltà allora sorte, di procedere alla sistemazione di quel collettore, si pensò alla bonifica meccanica di quel sotto bacino, di cui una parte era stata, fino all'inizio dei lavori, prosciugata sia pure in modo inadeguato da un' idrovora privata.
Nel nuovo impianto vennero installati due gruppi idrovori, uno termico e l'altro elettrico, con pompe centrifughe, della potenza complessiva di CV. 77; ad esso furono recapitate le acque mediante una nuova rete di scolo.
Nello stesso anno si iniziarono pure le opere per la bonifica meccanica del comprensorio del Consorzio Mora Livelli.
Il territorio fu diviso in due bacini, alto e basso, e i rispettivi nuovi collettori portano le acque all'impianto che recapita in Gorzone, costituito da tre gruppi idrovori, uno termico e due elettrici, ciascuno azionante una pompa centrifuga ad asse orizzontale.
La potenza complessiva è di CV. 160. Mentre si eseguivano queste opere, erano in corso quelle per la bonifica dei comprensori dei Consorzi Cavariega e Brancaglia Inferiore, da parte dello Stato.
Nel Cavariega, con l'apertura di una nuova rete di scoli e la sistemazione degli esistenti, vennero divise le acque basse dalle alte e fu costruito un impianto idrovoro per lo scarico delle acque nel Fratta Gorzone, nella stessa località nella quale precedentemente esisteva una piccola idrovora privata che provvedeva al prosciugamento di una parte dei terreni depressi.
L'impianto, della potenza di CV. 520, ha tre gruppi termici (diesel) e due elettrici, azionanti ciascuno una pompa centrifuga ad asse orizzontale.
La bonifica del Brancaglia Inferiore è invece a scolo naturale intermittente e il suo collettore principale versa nel collettore Lozzo, presso Carmignano.
Fu pure riordinata e sistemata la rete di scolo del bacino.
Contemporaneamente all'esecuzione di queste opere, e precisamente nel 1922, veniva iniziata la sistemazione generale degli scoli del Consorzio Gorzon Medio; mentre l'impianto idrovoro, della potenza precedentemente indicata, non si dimostrò insufficiente nei confronti di evenienze se non eccezionali, gli scoli esistenti si dimostrarono assolutamente inadeguati.
Le opere si susseguirono, negli anni successivi, secondo un piano prestabilito.
Anche in questo comprensorio furono divise, fin dall'epoca della costruzione dell'impianto idrovoro, le acque dei terreni bassi da quelle dei terreni alti.
Fra il 1928 e il 1929, quando ancora stavano svolgendosi le opere nel Consorzio Gorzon Medio, si dava inizio a lavori, che sono i più importanti fra quelli eseguiti fino ad allora da questi Consorzi e cioè alla bonifica meccanica della parte più depressa del comprensorio del Gorzon Inferiore ed a quella a scolo naturale del territorio Berico Euganeo.
Fino all'inizio delle opere, il comprensorio del Gorzon Inferiore, di 9.600, ettari era, come si disse, servito da un impianto idrovoro situato al Taglio di Anguillara, della potenza di CV. 490.
La sua altimetria è molto varia, sia che la si consideri sotto l'aspetto generale, sia che la si veda anche limitata a zone relativamente non molto estese.
Da m. 10 sopra il livello del mare, presso Este, si scende a 0,70 sopra lo stesso livello, verso Anguillara.
La rete di scolo, tuttora esistente, è costituita da un collettore principale, a cui confluivano, mediante scoli secondari, tutte le acque del comprensorio, alte e basse.
Questo collettore principale attraversa la parte più depressa del comprensorio, di cui convogliava in passato, tutte le acque all'idrovora.
Questo stato di cose causava condizioni difficili di scolo specie per i terreni più depressi, aggravato dalle sezioni insufficienti degli scoli e dalla, quota troppo elevata del loro fondo, nonché dall'evidente inadeguatezza dell'idrovora.
Si imponeva quindi una più razionale sistemazione ed a questo si provvide dividendo il comprensorio in bacini corrispondenti ai terreni alti, medi e bassi.
Naturalmente, le prime attenzioni dovevano rivolgersi ai terreni più sofferenti appartenenti al bacino maggiormente depresso: al loro risanamento fu provveduto con una nuova rete di scolo del tutto indipendente da quella esistente e con la costruzione di un nuovo impianto idrovoro in località Ca' Giovanelli presso Anguillara.
Questo impianto fu costruito per servire, successivamente, anche i terreni medi separatamente da quelli bassi, cori appositi gruppi idrovori e bacino di arrivo.
Esso ha la potenza complessiva di CV. 1.010, suddivisa in due gruppi termici (Diesel) di CV. 200-250 e di quattro gruppi elettrici di CV. 140 ciascuno.
Ogni gruppo aziona una pompa centrifuga ad asse orizzontale.
Le acque che, come si è detto, arrivano in due separati bacini, vengono versate in un grande bacino di scarico contenuto entro alti rnuraglioni a sostegno delle arginature e, attraverso una chiavica a quattro luci sul Gorzone, si scaricano in questo.
E passiamo ora a dire succintamente delle opere intraprese per la bonifica "Berico-Euganea".
Il territorio di questa bonifica abbraccia i comprensori dei Consorzi Lozzo, Ottoville, Liona Frassenella e Ronego, dei quali il maggiore è il Lozzo, che, fra detti Consorzi, è il solo che apparteneva al raggruppamento di Este e al quale appartengono pure i terreni più bassi della bonifica suddetta.
Collettore principale comune delle acque basse di questo vasto territorio è lo scolo Lozzo, che, come si è detto, recapita in Gorzone a Carmignano di S. Urbano.
Si è pure precedentemente accennato alle difficoltà che erano sorte per la sistemazione di questo collettore ed a come tali difficoltà avessero costretto a provvedere alla bonifica meccanica di qualche sotto bacino tributario appartenente al comprensorio del Consorzio Lozzo che, di fronte al peggiorare delle condizioni di scolo, non trascurò ogni tentativo per raggiungere una sistemazione generale del proprio territorio.
Anche nei comprensori degli altri Consorzi predetti la situazione non era migliore; vaste zone andavano soggette a danni rilevanti.
Occorreva quindi che il problema non fosse considerato singolarmente, ma con più ampia visione dei bisogni generali.
Nacque così la bonifica di I categoria Berico-Euganea, realizzata con l'attivo interessamento del Magistrato alle Acque.
Nel 1929 venne iniziato lo scavo dello scolo Lozzo per il prosciugamento di una superficie di ettari 25.100.
Questo collettore, che ha origine alla linea di demarcazione tra i Consorzi Lozzo e Ottoville, fu aperto per una estesa di km. 13, ossia fino a Prà d'Este, dove si congiunge alla sua nuova inalveazione, eseguita, come fu ricordato, dallo Stato. La sua larghezza di fondo varia da m. 6 a m. 10, le scarpate sono interrotte, data la loro rilevante altezza, da una banchina larga m. 2; la larghezza in sommità fra i cigli interni, nel suo tronco inferiore, a Prà di Este, ossia dove vengono a cessare gli apporti di scolo dei terreni laterali appartenenti al comprensorio di bonifica, è di m. 36; la sezione del. collettore, in questo tronco, fu calcolata per una portata di massima piena di mc./sec. 44.
Importanza considerevole ebbero, nella esecuzione di questa opera, gli asciugamenti dei cantieri di lavoro: per poter eseguire all'asciutto lo scavo e i lavori di presidio al disotto del livello di magra ordinaria, si ricorse alla deviazione delle acque; queste vennero immesse, nei tronchi a valle delle confluenze degli scoli secondari maggiori, in una apposita canaletta in legno, idoneamente dimensionata (dovendo più volte essere reimpiegata) e convenientemente posta sulla banchina, la cui quota era pressoché quella del livello della magra ordinaria.
Per ragioni di convenienza economica ed affinché il lavoro potesse svolgersi contemporaneamente in vari tronchi, la deviazione venne effettuata anche mediante l'apertura di piccoli canali escavati nella campagna adiacente.
Le canalette, calcolate per una portata convenientemente superiore a quella della magra ordinaria corrispondente ai tronchi di collettore situati a monte di esse, furono provviste di chiavichette per potervi regimentare il deflusso acque.
A monte dell'origine del collettore un apposito impianto idrovoro provvisorio, di adeguata potenza, provvedeva ad impedire l'ingresso, nei cantieri a valle, delle acque provenienti dai terreni superiori appartenenti al Consorzio Ottoville.
Allo scavo del collettore principale Lozzo seguì, poco dopo quello dello scolo Roneghetto e, successivamente, quello degli scoli Fracanzan e Valbona e di qualche altro di minore importanza, Questi scoli sono affluenti del Lozzo e servono bacini di rilevante estensione, interessanti anche, oltre a quello del Lozzo, i comprensori dei Consorzi "Liona Frassenella" e "Ronego".
Nella sistemazione di tutti questi scoli e specialmente del Lozzo e del Roneghetto, si rese necessario fare largo uso di presidi di sponda: rivestimenti delle scarpate con pietrame trachitico dei Colli Euganei e anche, per lunghi tratti, considerevole impiego di palificate.
Su questi collettori, numerosi furono i manufatti costruiti, dei quali alcuni hanno anche lo scopo di assicurare il rincollo delle acque durante la stagione estiva.
Fra i maggiori va fatta speciale menzione della botte Brancaglia sullo scolo Lozzo, presso Este, sottopassante il canale di comunicazione fra il fiume Frassine e il Canale Bisatto; la lunghezza del manufatto è di m. 78.
Questi Consorzi non si limitarono alla esecuzione delle opere idrauliche di scolo.
Di fronte al frequente verificarsi di annate siccitose, i cui effetti culminarono disastrosamente nella estate del 1931, passarono alla esecuzione di opere irrigue , in base a prestabiliti piani generali.
Le vicende idrogeologiche in questo territorio, a cui sono strettamente e preminentemente connesse le alluvioni di Frassine e di Adige e le disalveazioni di questo fiume in epoche remote, vi crearono due estese gronde, l'una scendente dai monti Berici e dai Colli Euganei, l'altra dall'Adige, entrambe verso una comune linea di compluvio segnata dal Fratta-Gorzone.
La prima gronda è, in generale, costituita da terreni argillosi e di inedia impasto (salvo alcune zone sabbiose relativamente poco estese); la seconda, pure avendo terreni argillosi e di medio impasto verso il Garzone, presenta, lungo l'Adige, una larga fascia di terreni nei quali predomina la sabbia.
A questi terreni, rivieraschi dell'Adige, che appartengono ai due Consorzi Gorzon Medio e Gorzon Superiore Frattesina, furono rivolte, per possibilità immediata di approvvigionamento idrico e di immediato beneficio, le prime applicazioni irrigue.
Ragioni topografiche, plano altimetriche ed economiche consigliarono di dividere i terreni in bacini di varia estensione, provvedendo, per ciascun bacino, a derivare l'acqua dall'Adige mediante sifoni. Antecedentemente all'opera dei Consorzi, alcuni consorziati del Gorzon Medio, con lodevole iniziativa, avevano costruito delle opere irrigue, di cui le principali furono poi espropriate dal Consorzio stesso, che le coordina in sintonia con il progettato piano già approvato dai competenti organi Statali.
Fra il 1933 e il 1936 il Consorzio Gorzon Medio eseguì le opere di irrigazione in undici bacini, aventi una complessiva superficie territoriale di ettari 1635.
Fra il 1934 e il 1938 il Consorzio Gorzon Superiore Frattesina esegui quelle per la irrigazione di un bacino della superficie territoriale di 878 ettari; nelle epoche successive vennero eseguite le opere per l'irrigazione di ulteriori tre bacini, l'ultimo dei quali risalente agli anni settanta.
Con decreto del Presidente della Repubblica in data 22.7.1971 venne costituito, sempre con sede in Este, il Consorzio di Bonifica "Euganeo Berico" risultante dalla fusione, succeduta al precedente raggruppamento di uffici, dei Consorzi di Bonifica: "Gorzon Medio", "Gorzon Inferiore", "Lozzo", "Cavariega", "Brancaglia Inferiore", "Gorzon Superiore-Frattesina", "San Felice", "Mora Livelli", "Retratto Monselice" e "Cuoro", con superficie territoriale complessiva, a seguito anche dell'aggregazione immediatamente successiva del Consorzio di bonifica "Valcalaona", pari a Ha. 45.559.
Per effetto della L. R. 3/1976, il bacino "Retratto Monselice" è passato quasi interamente (Ha. 2.463) a far parte del limitrofo nuovo Consorzio di bonifica "Adige Bacchiglione"; la superficie del Consorzio "Euganeo Berico" confluita nel Consorzio "Euganeo", tenuto peraltro conto del modesto contributo nel frattempo apportato con l'aggregazione anche del Consorzio di bonifica "Anconetta" (Ha. 142), risulta pertanto pari ad Ha. 43.238.
CONSORZIO DI BONIFICA VAMPADORE
Il Consorzio di bonifica Vampadore, come si rileva da statuto in data 17 aprile 1871 , sorse come Società privata collo scopo di provvedere alla difesa del primitivo comprensorio ma anche allo scolo e alla bonifica dei territori interessati secondo un piano generale di lavori che audacemente si proponeva di completare entro 2 anni.
E' altresì noto, fin d'allora, che fra i compiti preposti al Consorzio vi era anche quello dell'irrigazione che aveva precedenti secolari.
Successivamente, vi fu un nuovo statuto approvato in data 9 marzo 1882 e omologato dal Prefetto di Padova in data 24 marzo 1887.
Da esso si rileva che essendo nel frattempo tutta l'arginatura del Fratta e l'alveo del fiume passati sotto la competenza statale ai sensi delle leggi 20 agosto 1875 e 9 ottobre 1876, lo scopo del Consorzio restò solo di scolo e bonifica con il complemento dell'irrigazione.
L'Ing. Aita, insigne idraulico dell'epoca; aveva preventivato l'estensione della giurisdizione del nuovo Consorzio su tutto il territorio, comprensivo del bacino Brancaglia Superiore e della "zona neutra intermedia", confluente le acque nello scolo Degora Vampadore.
Come programma di opere venivano preventivati l'elevazione dell'arginatura e l'allargamento degli scoli principali e soprattutto del Degora Vampadore per un tratto di km. 2 circa a monte della sezione terminale, con sopraelevazione di m. 2 e rafforzamento generale. In tale modo le acque potevano immettersi nel Fratta direttamente fino al livello idrometrico di guardia di quest'ultimo e cioè in. 2.75 sulla soglia di arrivo.
Precedentemente, data la mancanza di arginatura del Vampadore nel tratto terminale, le acque di questo si espandevano nei terreni circostanti non appena il livello nel Fratta raggiungesse m. 1.20, cioè costantemente nei periodi primaverili e invernali.
Le acque dei terreni bassi dovevano essere separate dalle precedenti e opportunamente convogliate per immettersi a mezzo chiavica regolabile nel Vampadore in punti ben determinati.
Per i casi di emergenza e di piena eccezionale, era preventivato nell'ultimo tratto del Vampadore uno sfioratore che riversasse a stramazzo le acque in terreni ben individuati e circoscritti per una superficie massima calcolata di ettari 2.000 e per un periodo massimo di 15 giorni.
Si sarebbe provveduto poi al sollevamento con due ordini di macchine idrovore.
La prima per immettere le acque dal Collettore Acque Basse nel Vampadore fino all'altezza di m. 2.75, livello massimo di immissione naturale del Vampadore in Fratta; la seconda, per i casi straordinari, cioè nell'evenienza che il Fratta superasse il livello di m. 2.75, per sollevare le acque del Vampadore alle massime prevalenze indotte dal Fratta, in modo da scaricarle nello stesso impedendo la possibilità di esondazioni del Vampadore nelle zone circostanti.
Nella Statistica Agricola e Industriale di Padova 1875 è detto:
"L'opera (di separazione acque basse) procede bene e attrae la curiosità di molti intelligenti. Il risultato di questa prima parte sarà la bonifica dei "terreni medi e l'avere ridotto le probabilità di allagamento da 5 a 2. Tremila campi che producono negli anni asciutti 25 sacchi di granoturco (q.li 20 circa) all'ettaro e che ora lo perdono cinque anni su dieci, non lo perderanno più che due. Le macchine guadagneranno anche questi e renderanno possibili le prime coltivazioni e gli avvicendamenti".
In esecuzione al programma Aita, nel periodo dal 1873 al 1883 si provvide alla arginatura degli scoli principali Vampadore, Correr, Montagnana e Dugale e all'escavo della Controfossa Destra e Sinistra Vampadore e alle relative opere in muratura.
Negli anni 1880-1981 fu costruito lo stabilimento idrovoro principale Vampadore in Comune di Megliadino S. Vitale, accostato all'argine sinistro del fiume Fratta per consentire l'installazione, nel 1882, di due motrici gemelle a vapore per il funzionamento di quattro turbine ad asse verticale della potenza complessiva di 400 H.P. alla prevalenza massima m. 4.30 per litri/sec. 850.
Le opere suddescritte erano al servizio del comprensorio originario comprendente le valli di Casale, Merlara, Megliadino S. Fidenzio e S. Vitale. Uno speciale dispositivo di paratoie permetteva di far funzionare le turbine in accoppia mento.
Sorse così il primo nucleo di opere che costituirono la premessa alla successiva trasformazione che si ebbe della zona a sud e permise di poter usufruire di terreni prima abbandonati e improduttivi.
Furono attuate vaste bonificazioni di terreno a Casale di Scodosia, Merlara e Megliadino S. Vitale.
Nel periodo dal 1900 al 1915/18 i proprietari si rivolsero sempre più attivamente alla coltivazione dei terreni in precedenza quasi perennemente invasi dalle acque, alla sistemazione di scoli, strade e di tutte le strutture private necessarie per il collegamento alla rete di bonifica generale.
L'amministrazione del Consorzio si dedicò al completamento delle opere già iniziate.
Il Consorzio venne riconosciuto di I categoria in base al T.U. 22 marzo 1900 n. 195 per i terreni paludosi del circondario di Este.
Nel periodo dal 1902 al 1907, su progetto dell'ing. Turazza, si provvide alla costruzione di un secondo stabilimento in località Grompa di Megliadino S. Vitale, con installazione di due centrifughe ad asse orizzontale, ciascuna azionata da una macchina a vapore a doppia espansione. Potenza complessiva HP. 200. Ciascuna pompa elaborava litri/sec. 1 .300 alla prevalenza m. 2.50, e litri/sec. 800 alla prevalenza massima m. 4,50 . Nel 1907 vennero aggiunti nello stabilimento Vampadore.
Altri due motori a gas povero gemelli, della potenza complessiva di HP. 140. Nel periodo dal 1906 al 1921 si effettuò la installazione di un secondo gruppo di macchine idrovore nello stabilimento Grompa.
Negli anni dal 1916 al 1921 si provvide al rafforzamento dell'argine sinistro del Vampadore e allo spostamento della corrispondente Controfossa.
Nel 1925 si eseguì la costruzione di un terzo stabilimento idrovoro denominato ‘Baratina" con installata una elettropompa centrifuga ad asse orizzontale, in sinistra della confluenza dello scolo Vampadore in Fratta.
Anche l'organizzazione del Consorzio subì in questo periodo una trasformazione radicale onde poter adeguarsi alle nuove esigenze.
Con Decreto Ministeriale 4 febbraio 1922 n. 424 veniva approvato il nuovo perimetro del Consorzio comprendente i terreni non consorziati fra le valli e la strada Luppia.
Con R.D. 13 dicembre 1923 il Consorzio Brancaglia Superiore, di ettari 2.510, veniva aggregato al Vampadore con sede in Montagnana. Così venne a costituirsi il Consorzio Vampadore di ettari 10.558.
Con D.M. 17.6.1929 n. 3511 veniva approvato il nuovo statuto del Consorzio che assumeva la denominazione di "Consorzio di bonifica e irrigazione".
Nello stabilimento Vampadore si installarono nel 1931;
- un motore Diesel a tre cilindri a stantuffo, quattro tempi, semplice effetto, avviamento ad aria compressa, giri 205, potenza 180 HP. effettivi, completo di accessori;
- una pompa centrifuga ad asse orizzontale della portata variabile da lit./sec. 3090 a 2100 con prevalenza da un minimo di m. 0.50 a un massimo di m. 5.
Venne altresì effettuata la demolizione e la ricostruzione dei manufatti sfioratori in destra del collettore Vampadore, sostituendoli con una chiavica a due luci di m. 2 cadauna munita di paratoie.
Venne inoltre ripristinata la botte sifone di collegamento tra le due Controfosse e sotto passante il canale Vampadore, al fine di poter effettuare il pompaggio dell'acqua con ambedue gli stabilimenti idrovori.
Nello stabilimento Grompa vennero installati, sempre nel 1931:
- un motore Diesel a due cilindri a stantuffo, quattro tempi, semplice effetto, con avviamento ad aria compressa, giri minuto 205, potenza HP. 120.
- un motore Diesel a due cilindri, quattro tempi, semplice effetto, avviamento ad aria compressa, giri al minuto 250, potenza HP. 130.
- due pompe centrifughe ad asse orizzontale complete di tubazioni e pompe di adescamento, della portata ognuna di lit./sec. 1435 alla prevalenza di m. 4.30.
Nel bacino Baratina venne effettuata l'installazione di un motore elettrico da HP. 113, azionante una pompa da 1.310 lit./sec. alla prevalenza di m. 2.50.
Si provvide pure all'esecuzione dei lavori di escavo e sistemazione di numerosi collettori di bonifica.
Con un successivo stralcio, nello stabilimento idrovoro Vampadore vennero effettuate ulteriori installazioni:
- un motore Diesel a sei cilindri, quattro tempi, della potenza di 380 H.P., giri effettivi 205 circa;
- due pompe centrifughe ad asse orizzontale poste sullo stesso asse, una delle quali con albero prolungato per la elettrificazione del gruppo, in grado di smaltire complessivamente litri/sec. 7.900 o 4.000 alla prevalenza variabile da m. 0.50 a m. 5.
Contemporaneamente vennero completate le opere di canalizzazione.
Tutto questo complesso di lavori effettuati nel periodo dal 1929 al 1937 costituisce anche attualmente l'ossatura di tutto il sistema del comprensorio di bonifica Vampadore.
E' infine da ricordare che, con D.P.R. 24.7.1965 venne aggregato al comprensorio un territorio di Ha. 1767 denominato "Pizzon-Bandizzà", sito nei Comuni di Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà e Minerbe.
Il Consorzio di bonifica "Vampadore" (Ha. 12.325) è interamente entrato a far parte del Consorzio di bonifica "Euganeo".
CONSORZIO DI BONIFICA OTTOVILLE
Le origini del Consorzio Ottoville risalgono al 1100 circa dall'unione di quattro "ville" padovane: Bastia, Carbonara, Zovon, Boccon, e di quattro "ville" vicentine: Barbaran, Albettone, Lovertin, Lovolo, a scopo di difesa idraulica.
Sembra che a quel tempo risalga l'apertura degli scoli Nina e Bandezzà, che versavano le loro acque in un più antico alveo chiamato "Fè de Venda"; con l'apertura del Canale Bisatto (1141) i due scoli vi furono immessi e successivamente furono arginati.
Notizie successive risalgono alla metà del XVT0 secolo (Repubblica Veneta), quando Vennero costituiti i Consorzi (Retratti) inferiori e vennero regolati i rapporti tra questi e l'Ottoville.
E' di quei tempi la sistemazione degli scoli Nina e Bandezzà e l'apertura dello scolo Canaletto fino al ponte di Lozzo: allora il Consorzio Ottoville si estendeva su 3.652 campi (circa 1.400 Ha.) e fu ampliato a 5.900 campi nel 1698 e a 6.473 nel 1776.
Nel 1912 il comprensorio fu portato all'estensione territoriale di 7.420 Ha. Intorno al 1850 iniziò il periodo di grande attività che si protrasse fino ai primi anni del 1900.
A quell'epoca risalgono la sistemazione dei rii montani dei colli Euganei, il rialzo dell'argine destro del fiume Bacchiglione, la sistemazione del Canale Bisatto e dei collettori principali di bonifica del comprensorio e l'apertura di una fitta rete secondaria di scolo.
Tutte opere realizzate prevalentemente con risorse dei consorziati proprietari.
Tutto il comprensorio è stato classificato di bonifica con R.D. 28.10.1928. n. 2428.
La superficie territoriale del Consorzio di bonifica "Ottoville" (Ha. 8.640) aggregata al Consorzio di bonifica "Euganeo" è pari ad Ha. 3.307.
CONSORZIO DI BONIFICA RONEGO
Il Consorzio di bonifica "Ronego" con sede in Cologna Veneta (Verona), fu istituito con Decreto del Senato Veneto in seguito alla Terminazione del Magistrato dei Beni Inculti 30 giugno 1563.
La sua costituzione fu originata dalle leggi emanate dalla Repubblica Veneta per l'istituzione ed il funzionamento del Magistrato ai Beni Inculti, Terminazione 10 ottobre 1556, il quale doveva, a mezzo di associazioni, formate dai proprietari di terreno, promuovere la coltura di tutto il territorio vallivo delle provincie di Padova, Vicenza, Verona e Rovigo, il che si ottenne con l'applicazione delle successive terminazioni 5 e27 dicembre 1557, 20 novembre 1558, 10 giugno 1711 e 12 giugno 1921.
Si apprende che nel 1557 vennero impartite disposizioni per la sistemazione delle valli di Monselice, del Gorzon e del Lozzo fino al Frassine, nel quale ultimo territorio sono compresi i terreni del Consorzio Ronego.
Più tardi, nel Regno d'Italia Napoleonico, il Ronego dipendeva dal Dipartimento dell'Adige e faceva parte del Circondario XVI° fiume Nuovo e Frassine in Sinistra, Circondario sospeso e poi riattivato dal Governo Lombardo Veneto con decreto 16 giugno n. 19402 - 3993 del 1820, con sede in Cologna Veneta, che amministrava anche i comprensori del Roneghetto e del Frassenella.
Con la consegna allo Stato delle opere idrauliche, dichiarate di II° Categoria con R. Decreto 29 Agosto 1875 n. 2693 ed atto relativo, il Consorzio si configurava nei limiti definitivi.
Con Regio Decreto 18 ottobre 1928, n. 2428 venne classificato di 1° Categoria il comprensorio della bonifica "Berico Euganea", comprendente, come già più volte ricordato, i bacini dei Consorzi di bonifica "Lozzo", "Liona Frassenella", "Ottoville" e "Ronego".
Il Consorzio ottenne il riconoscimento della natura giuridica di Consorzio di Bonifica, con decreto del Presidente della Repubblica n. 2012 del 2 ottobre 1967.
La superficie territoriale del Consorzio di bonifica "Ronego" (Ha. 7536) aggregata al Consorzio di bonifica "Euganeo" è pari ad Ha. 1.000.
CONSORZIO DI BONIFICA LIONA FRASSENELLA
Le prime opere di bonifica, da quanto viene tramandato, sarebbero state compiute sotto l'egida dei monaci Benedettini e consistettero nella costruzione delle arginature degli scoli Liona, Siron, Seonega, Gorzon ed Arnalda nonché nell'inalveazione degli altri scoli che hanno il fondo a quote inferiori al piano campagna.
Le zone chiamate ancor oggi "Palù" sono state bonificate in epoca assai remota e lo prova la tipologia dei centri urbani, che pur giacendo in posizione piuttosto elevata, devono essere sorti soprattutto per sfruttare i terreni strappati alla palude.
Da quei tempi assai lontani le generazioni che si sono succedute mantennero in efficienza le primitive strutture apportandovi miglioramenti non certo radicali, ma tali da consentire la coltivazione dei terreni anche se, per l'insufficienza della rete scolante, le ricorrenti piene distruggevano buona parte dei raccolti.
Bisogna praticamente saltare diversi secoli per arrivare al 1929 quando il Consorziò di Bonifica "Liona Frassenella" unitamente ai Consorzi Ottoville e Ronego, aderiva all'iniziativa del Consorzio Lozzo di Este per dar vita, col massiccio contributo dello Stato, a quella bonifica "Berico Euganea" che partendo a sud di Este iniziava, come già descritto, la sistemazione del grande collettore Lozzo, Canaletto, nel quale recapita, per il tramite del Condotto di Valbona, tutta la portata dello scolo Frassenella, vale a dire di. tutte le Acque Basse del comprensorio del Consorzio di Bonifica "Liona Frassenella".
I lavori eseguiti dal Consorzio Lozzo nel comune interesse, pervenivano ai limiti del comprensorio consortile nel 1939, così che si poteva iniziare la sistemazione del collettore Fracanzan, sistemazione che veniva tuttavia sospesa nel 1940 a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale.
L'attività di bonifica veniva ripresa nel 1948 con la sistemazione parziale e provvisoria del collettore Frassenella, dallo sbocco nel Condotto di Valbona fino a ponte Pitton.
Negli anni seguenti veniva ripresa la sistemazione del collettore Fracanzan ed effettuata per oltre là metà della sua estesa.
La sistemazione dello scolo Frassenella raggiungeva nel 1954 il ponte Isola, in Comune di Sossano, apportando, unitamente alla sistemazione dello scolo Fiumicello, un notevole beneficio a tutti i terreni scolanti nel sistema delle "Acque Basse".
Negli anni successivi venivano eseguite altre due importanti opere idrauliche, precisamente la costruzione di una botte sottopassante lo scolo Liona per integrare l'insufficiente portata del manufatto preesistente che scaricava da solo l'intero bacino del Fiumicello, e la ricostruzione di una botte sul Fiumicello, sottopassante lo scolo Seonega.
Nel 1964 è stata realizzata un'opera idraulica di notevole importanza per la difesa del suolo: si tratta del "Bacino d'espansione delle piene del Liona" che con la sua capacità di oltre 200.000 metri cubi si è dimostrato efficacissimo, in concomitanza a piene eccezionali come quella del 4 novembre 1966, per la scolmatura del Liona e dei suoi affluenti Arnalda e Siron.
La superficie territoriale del Consorzio di bonifica "Liona Frassenella" (Ha. 7.466) aggregata al Consorzio di bonifica "Euganeo" è pari ad Ha. 3.725.







